giovedì 18 agosto 2016

Giuseppe Marino - Viandanti

Questa che vi proponiamo è una poesia di Giuseppe Marino. Si intitola: Viandanti.

L’Autore vi esprime i suoi sentimenti, quelli “Veri” e si aspetta dal lettore delle conferme in modo “Interattivo”. Per questo motivo l’abbiamo accolta in questo blog, dedicato al “Verismo Interattivo”, il nuovo genere letterario di Alfio Giuffrida, che vi rimanda al Forum http://www.alfiogiuffrida.com/Forum.aspx  per i vostri commenti.

Il testo è “Proprietà letteraria riservata” dell’Autore. La pubblicazione su questo blog è stata effettuata con il permesso dell’Autore, che ne ha inviato una copia in formato editabile all’amministratore del sito. Per ulteriori informazioni si rimanda al sito di Giuseppe Marino  http://www.giuseppemarinoscrittore.it/  .

Poesia: Viandanti

Viaggio di due arpe e due voci

ritorno e rintocchi di violini e campane

disteso canto e sereno volteggiar dell'anima

ancestrale trazione, fusione primigenia

crepuscolo ridente di diaspro

apre la mirabile danza di rossi fuochi

d'amaranto i colori purpuree e pastose

le vibrazioni del caldo palpitar dell'errabondo

arpeggi pizzicati in violini primi e secondi
 

lunedì 15 agosto 2016

Caso Orlandi. I processi si fanno in TV?

Il “caso Orlandi” è accaduto 30 anni fa, ma il mistero si fa sempre più fitto.
Le varie TV italiane e straniere, pubbliche e private, hanno guadagnato soldi a palate, con trasmissioni in cui sono stati lanciati scoop tali da incollare al monitor milioni di persone.
Migliaia di giornalisti hanno formulato ipotesi, alcune plausibili, legate a ritorsioni internazionali per finanziamenti ad attività politiche, con il coinvolgimento di bande di delinquenza più o meno organizzate; altre fantasiose, tese solo a farsi pubblicità infangando nomi di persone al di sopra di ogni sospetto (il giornalista Nicotri è stato sconfessato da Pietro Orlandi, ma la Chiesa ha solo taciuto), o scadendo al volgare sequestro per orge con ragazzine (forse l’ultima trovata di La7)! Decine di magistrati hanno fatto carriera, svolgendo indagini che poi sono state messe a tacere inspiegabilmente. Nulla! Ormai Pietro Orlandi (e il resto della famiglia) si sente solo preso in giro quando qualcuno dice: “Io so!” A nulla sono valse le sue “petizioni” sui social network o le sue accorate richieste in TV alle sfere più alte del Vaticano.
Sicuramente molti sanno! Ma nessuno dice la verità!

Anche l’amico Pino Nazio, forte delle sue attività giornalistiche, ha provato a mettere assieme, in un libro, una sequenza di azioni che potrebbero essere vere o almeno plausibili, ma non ci sono conferme. Il segreto rimane!

Forse l’unica conclusione che rimane ferma è che: passate 24 ore da quando è accaduto il fatto, dopo che i vari avvocati hanno dato agli interessati gli utili suggerimenti a defilarsi da una certezza di colpa, dopo che una lunga serie di persone, per lavoro, per interesse, o semplicemente per curiosità ha formulato tutte le ipotesi possibili, la Verità (quella vera), anche se qualcuno la dicesse, lascerebbe gli stessi dubbi di tutte le bugie che sono state dette!
Come sarebbero andate le indagini, se le notizie non fossero trapelate prima della fine dell’inchiesta?

I processi non si fanno in TV, ma in Tribunale!

È un brano del libro:  “Chicco e il Cane” di Alfio Giuffrida

Si trova on line: http://t.co/L1oZOWLK   costo = 3,56 euro
I libri di Alfio Giuffrida fanno parte del filone letterario  VERISMO INTERATTIVO, in cui il lettore può diventare “Protagonista” del saggio commentando le discussioni aperte nel FORUM del sito http://www.alfiogiuffrida.com/  , sui vari argomenti di attualità inseriti nel testo.

“Chicco e il Cane” di Alfio Giuffrida, cap. 10
Omissis ….
A lui era capitato anche qualcuno di questi casi, come ad esempio una inchiesta sul traffico di droga in cui era implicata l’attrice più in vista del momento, oppure qualche caso di stupro ad opera di giovani della jet society, poi finito su tutti i giornali. Ma lui era stato sempre integerrimo: non aveva fatto trapelare neanche un particolare prima che l’inchiesta o il processo fosse concluso.

Su tale argomento, lui aveva preso una posizione ben decisa: «Quando un’indagine o un processo viene dato in pasto alla gente», diceva con voce alta e convinta, «nessun giudice può più fare a meno di essere influenzato dall’opinione pubblica, a tutto danno della verità e della giustizia».

Già a quel tempo, nei corridoi dei tribunali, si parlava molto di questa abitudine e il mondo dei giudici era diviso. Alcuni dicevano: «La popolazione deve sapere tutto e subito, sui fatti e i misfatti che accadono nel mondo. E i giornalisti sono fatti apposta per questo».

Altri affermavano che tutto ciò poteva essere reso pubblico solo dopo che la giustizia aveva fatto il suo corso e smascherato i colpevoli, perché sarebbe stato facile per dei giornalisti interessati o prezzolati pubblicare false notizie o insinuazioni, per gettare fango su personaggi molto in vista che, pur se estranei ai fatti o coinvolti in modo solo marginale, potevano essere messi al centro dell’attenzione e giudicati dai mass media prima ancora di essere giudicati dalla giustizia.

Era quello il periodo in cui il caso del rapimento di Emanuela Orlandi campeggiava sulle prime pagine di tutti i giornali. In un primo momento sembrava solo un sequestro effettuato da una banda organizzata. Si cercò di rintracciare l’uomo con la BMW verde che l’aveva adescata con la scusa di farle fare una vendita di prodotti cosmetici, come lei stessa aveva riferito per telefono ai genitori e a una amica, nelle ore subito precedenti la sua scomparsa.

Da un primo identikit circa il presunto rapitore, qualcuno degli investigatori fece il nome di Enrico De Pedis, uno dei capi della “banda della Magliana”, allora implicata nei maggiori reati della Capitale, con collegamenti nel mondo della finanza e della politica. Tuttavia quella notizia non fu tenuta segreta, come doveva esser fatto secondo il nostro giudice, ma fu subito pubblicata su tutti i giornali.

Il giorno dopo cominciarono le telefonate dei possibili rapitori, ognuno dei quali dette dei particolari che denotavano la piena attendibilità del fatto che la ragazza fosse nelle loro mani.

Pochi giorni dopo cominciò a farsi avanti addirittura l’organizzazione terroristica turca dei “Lupi grigi”, che rivendicò il sequestro e dichiarò di essere in possesso dell’ostaggio. Per la liberazione della ragazza chiesero lo scambio con il terrorista Mehmet Ali Ağca, allora in carcere perché ritenuto responsabile dell’attentato a Papa Giovanni Paolo II, del 13 maggio 1981.

Con questa svolta, il caso era ormai divenuto di dominio pubblico. La gente era disposta a cancellare degli appuntamenti importanti per restare attaccata al televisore e ascoltare il telegiornale che dava le notizie sul “Caso Orlandi”.

Si organizzavano delle fiaccolate nelle strade della Capitale per supplicare i rapitori di rilasciarla. Ma tutto ciò era veramente utile, oppure il caos che si era creato su quel caso era il modo migliore per invogliare i rapitori a tenerla sequestrata e alzare il prezzo del riscatto?
Omissis ….

venerdì 29 luglio 2016

Il VERISMO INTERATTIVO in un brano de: IL GATTOPARDO.

In classifica Da uno dei più grandi film della storia del Cinema
Da uno dei più grandi romanzi della Letteratura Italiana ... un brano da: IL GATTOPARDO.... di Tomasi di Lampedusa.

 .....  Don Fabrizio gli sorrideva, lo prese per la mano, lo fece sedere vicino a lui sul divano: "Lei è un gentiluomo, Chevalley, e stimo una fortuna averlo conosciuto; Lei ha ragione in tutto; si è sbagliato soltanto quando ha detto: 'i Siciliani vorranno migliorare.'
Le racconterò un aneddoto personale. Due o tre giorni prima che Garibaldi entrasse a Palermo ...... mi furono presentati alcuni ufficiali di marina inglesi, in servizio su quelle navi che stavano in rada per rendersi conto degli avvenimenti.
Essi avevano appreso, non so come, che io posseggo una casa alla Marina, di fronte al mare, con sul tetto una terrazza dalla quale si scorge la cerchia dei monti intorno alla città; mi chiesero di visitare la casa, di venire a guardare quel panorama nel quale si diceva che i Garibaldini si aggiravano e del quale, dalle loro navi non si erano fatti una idea chiara.
Vennero a casa, li accompagnai lassù in cima; erano dei giovanottoni ingenui malgrado i loro scopettoni rossastri.
Rimasero estasiati dal panorama, della irruenza della luce; confessarono però che erano stati pietrificati osservando lo squallore, la vetustà, il sudiciume delle strade di accesso.
Non spiegai loro che una cosa era derivata dall'altra, come ho tentato di fare a lei.
Uno di loro, poi, mi chiese che cosa veramente venissero a fare, qui in Sicilia, quei volontari italiani. 'They are coming to teach us good manners' risposi 'but wont succeed, because we are gods.' '
Vengono per insegnarci le buone creanze ma non lo potranno fare, perché noi siamo dèi.'
Credo che non comprendessero, ma risero e se ne andarono.
Così rispondo anche a Lei; caro Chevalley: i Siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti: la loro vanità è più forte della loro miseria; ogni intromissione di estranei sia per origine sia anche, se si tratti di Siciliani, per indipendenza di spirito, sconvolge il loro vaneggiare di raggiunta compiutezza, rischia di turbare la loro compiaciuta attesa del nulla.  .........

In questo brano, oltre ad una dettagliata descrizione delle situazioni e dei caratteri, vedrei l’avvio di una discussione più importante, sul carattere dei siciliani. Con il VERISMO INTERATTIVO, vorrei fare proprio questo, avviare delle discussioni su degli argomenti profondi e sentire il parere dei lettori. Nella pagina forum di questo sito, trovate una discussione sul “Verismo Interattivo”, dove è possibile intervenire con un proprio commento su un argomento così vasto e coinvolgente. 

lunedì 30 maggio 2016

CHICCO E IL CANE - La Meteorologia in aiuto di chi soffre di Allergie


È un brano tratto dal libro (ebook lo trovate, in formato Kindle a soli 3,56 euro su   http://t.co/L1oZOWLK  ) CHICCO E IL CANE, di Alfio Giuffrida ( Meteorologo del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica)

 


Un paio di mesi dopo si tenne a Prato un congresso, organizzato dall’Associazione Nazionale Federasma, sul tema “Allergie ed asma: un problema per 12 milioni di persone in Italia”.

L’obiettivo del Congresso era quello di fare il punto sulle più recenti acquisizioni scientifiche nel settore della diagnosi, del trattamento e della prevenzione delle malattie allergiche e in particolare dell’asma. Era importante mettere a confronto Istituzioni, Società Scientifiche e Associazioni dei pazienti su quanto era necessario e urgente fare per tutelare il diritto di tutti a una diagnosi precoce e precisa.
In particolare si voleva dare ai partecipanti, che erano soprattutto medici, un messaggio chiaro e netto sulla gestione dei malati, specie negli ospedali che si occupavano dei bambini affetti da bronco pneumopatia cronica ostruttiva, più nota con la sua sigla BPCO, in modo che essi, a loro volta, potessero dare ai genitori un’educazione sulla prevenzione e il modo di gestire la malattia di cui soffrivano i loro bambini.
Fornire loro un elenco di sintomi che, se tempestivamente rilevati, potessero permettere una diagnosi precoce della malattia e allo stesso tempo sfatare alcuni pregiudizi che invece non avevano alcun riscontro scientifico, come ad esempio la credenza, ancora largamente diffusa, che la presenza di un animale in casa fosse sicuramente una delle cause scatenanti delle malattie dell’apparato respiratorio del bambino. 
I conferenzieri cercavano di mettere in evidenza la necessità di andare oltre l’aspetto scientifico della malattia. Si voleva proporre di migliorare la comunicazione interpersonale tra pediatra e bambino asmatico. Porre il pediatra come una figura centrale alla quale il bambino, ricoverato in ospedale, doveva potersi rivolgere con fiducia in cerca di conforto e soccorso. Questo era l’elemento nuovo che si voleva introdurre nella cura dell’asma bronchiale infantile, tratta dall’osservazione delle emozioni espresse dai bambini ricoverati nelle sezioni pediatriche, attraverso i discorsi con gli psicologi e i messaggi ricavati dallo studio dei loro disegni.
Pochi giorni prima, in un precedente convegno della stessa organizzazione, era stato messo in evidenza che circa il 42% dei pazienti con età compresa tra 5 e 15 anni presentava una sensibilizzazione per almeno un allergene. Da quello studio era emerso che l’allergia agli acari della polvere era di gran lunga la più diffusa in ambito urbano, mentre i bambini affetti da asma bronchiale e residenti nelle aree rurali erano percentualmente molto meno numerosi.

Alex era stato invitato per esplicita richiesta della Presidente dell’Associazione Federasma, la quale voleva allargare la discussione a tutti quelli che erano interessati nello studio dell’ambiente in cui viviamo e quindi, in primo luogo, anche ai meteorologi. Da questo settore si voleva un’informazione chiara sulle variazioni climatiche in atto, per valutare le possibili ripercussioni che esse potevano avere sui problemi respiratori delle persone sofferenti di asma.
Il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica, interpellato dall’Associazione, aveva scelto Alex perché quell’Ufficiale, oltre a dirigere il Servizio Climatologico del Centro Nazionale di Meteorologia e Climatologia Aeronautica, svolgeva anche un lavoro di ricerca nell’ambito di un gruppo scientifico internazionale, che si interessava dell’UCTI (Universal Thermal Climate Index), ovvero un indice termico messo a punto per stabilire il grado di disagio del nostro organismo, in qualsiasi stagione e condizione.
Alex diceva con orgoglio che, in un futuro abbastanza prossimo: «L’UCTI sarà il nuovo parametro meteorologico di più ampia diffusione. Sarà usato al posto della semplice temperatura, in quanto terrà conto dell’umidità relativa e del vento, che rappresentano gli altri due importantissimi parametri necessari a determinare il livello di benessere o di disagio in cui un essere umano si trova. Fino ad oggi, per indicare il nostro disagio diciamo infatti: fa caldo oppure fa freddo.
In effetti, non è così, la temperatura percepita da un essere vivente è notevolmente diversa da quella segnata da un termometro. Il nostro corpo è, infatti, provvisto di una specie di termoregolatore, nel senso che quando la temperatura è più elevata di quella ottimale, la pelle emette il sudore che, evaporando, abbassa la temperatura interna permettendoci di sopportare temperature ben più alte dei 36° C del nostro corpo, senza subire gravi disagi.
In futuro questo nuovo parametro ci darà un’informazione sulla temperatura che terrà conto di tutti i fattori che contribuiscono a darci le sensazioni che riceviamo mediante il nostro corpo e che sarà sicuramente più rispondente alle nostre esigenze. Dobbiamo solo trovargli un nome più scorrevole, non potremo chiedere tutti i giorni che UTCI c’è oggi.».

domenica 15 maggio 2016

I Processi si fanno in Tribunale o a Quarto Grado? Brano 1

Odore di sujo” è il nuovo “progetto editoriale” di Alfio Giuffrida.
Il romanzo è ancora allo stato di bozza. Appartiene al genere letterario “Verismo Interattivo”, che consiste nell’inserire, nel testo dei romanzi, degli spunti di discussione su argomenti sociali e di attualità, che poi possono essere commentati in dei FORUM, come ad esempio quello già esistente sul mio sito http://www.alfiogiuffrida.com/ , dove già sono attive molte discussioni.
Il libro vuole essere una denuncia della corruzione dei politici, infatti il sujo è la puzza più profonda, quella che si sente non tanto con il naso ma con la mente. È il modo di puzzare di alcuni politici, che con Ipocrisia si sono presentati come benefattori ai loro elettori e poi li hanno traditi. All’interno sono trattati diversi problemi, tra cui il grande dilemma che, da dieci anni, attanaglia i telespettatori: I Processi si fanno in Tribunale o a Quarto Grado? Su questo vorrei chiedervi qualche breve, ma per me prezioso, suggerimento (è corretto, falso, o .. ?).
Come va, secondo voi, un brano così? I suggerimenti possono essere inviati, in tutta riservatezza su:  alfio@alfiogiuffrida.com  
Nel testo sono presenti due brani sui processi in TV, questo è il primo. È ambientato in un carcere, dove il Cappellano vuole intercedere verso il Giudice, affinché sia indulgente verso un trans.

 
«Cosa farà adesso, signor giudice?»

«Non lo so.» Rispose lui pensieroso, «Questo processo ha tutte le caratteristiche per andare a finire sui giornali, per parlarne in TV. E se ciò accade, da quel momento tutto diventerà di dominio pubblico, scatenerà le lotte dei moralisti e dell’arcigay.

Già li vedo in televisione: giornalisti e psicologi a dibattere sulla volontà degli omosessuali nell’esser froci.»

«E la giustizia? Come viene influenzata la giustizia, quando l’opinione pubblica ha già giudicato?» Commentò il prete, curioso come una un scimmia, polemico come una comare.

«Il pubblico è sempre giustizialista. Le persone che non sanno, fanno presto a condannare. Ma la giustizia è un’altra cosa.

Non è fatta di quegli scoop che invece servono in TV. È fatta di prove, mentre il pubblico non giudica mai sulle prove, emette le sue sentenze per impulso. Un processo che va a finire in TV è destinato a diventare “spettacolo”.»

«Si, eccellenza, è vero che ci vogliono le prove per condannare qualcuno. Ma come si fa ad ottenere le prove? Io li sento, in confessionale, gli indagati e spesso si lamentano di aver detto delle cose che poi sono state interpretate in modo del tutto diverso. Come mai le registrazioni che fate voi, non sono pubbliche, come invece lo sono quelle della TV?»

«Quello che vediamo in TV non è il processo, sono notizie, particolarità, curiosità. Lo spettacolo viene guidato ad arte, le novità vengono “coltivate”, per darle una per volta, montate con cura per essere sempre  eclatanti, in modo che incollino la gente al monitor, che li faccia discutere in famiglia, al bar, in ufficio.»

«Lo so, signor giudice, ma a volte queste notizie sono la verità, più di quella che si fa apparire dietro le sbarre dei tribunali e, a volte, la gente vorrebbe proprio la verità, nient’altro che quella!»

«La gente guarda i processi in Tv con superficialità. Tutti sono interessati ad esprimere la propria opinione, a giocare a fare il giudice. Tutti bravi, quando si giudica stando a casa, davanti al televisore. Quando si è davanti ad un piatto di maccheroni fumanti, ognuno si ritiene “giusto” e nessuno pensa mai di poter sbagliare una sentenza.»

giovedì 14 gennaio 2016

“Chicco e il Cane” – I giustizieri dell’umanità

È un brano del libro: “Chicco e il Cane” di Alfio Giuffrida

I libri di Alfio Giuffrida fanno parte del filone letterario  VERISMO INTERATTIVO, in cui il lettore può diventare “Protagonista” del romanzo commentando le discussioni aperte nel FORUM del sito  http://www.alfiogiuffrida.com/   ,sui vari argomenti di attualità inseriti nel testo.


 La presenza del cane aveva permesso alla madre di instaurare con la figlia anche un rapporto di amicizia, oltre quello materno istituzionale, che le permetteva di entrare in confidenza con lei nonostante la grande differenza di età e senza trascurare il suo compito educativo.
Per chi ha già avuto un cane in casa, questo rapporto poteva non essere una novità, ma Tiziana non aveva mai avuto un animale domestico, anche se, da bambina, lo aveva chiesto più volte. Adesso che Molly allietava le loro giornate con la sua presenza ed i suoi gesti affettuosi, la giovane donna era entusiasta di spiegare alla figlia quanto affetto riescono a dare queste piccole creature e come bisogna prendersi cura di loro.
Milly, nella sua innocenza da bambina, la trattava come se fosse a sua volta la sua figlioletta, ricordava alla mamma di prepararle la pappa e a volte cambiava lei stessa l’acqua nella ciotola del cane, in modo che potesse bere sempre acqua pulita. Quel cane era molto utile alla sua formazione, le imponeva un po’ di altruismo ed un po’ di pazienza. Le aveva fatto capire che, se lei avesse fatto delle cattiverie o delle negligenze, il cane non avrebbe detto nulla, però ne avrebbe sicuramente sofferto.

A volte Tiziana si recava di proposito in quella strada, passeggiava su e giù per vedere se qualcuno si affacciava a qualche balcone per guardare come quel cane, che avevano abbandonato come un sacco di pulci, fosse ritornato bello ed invidiabile, ma nessuno era interessato a questa sua passerella improvvisata. Lei perdeva il suo tempo e si dispiaceva di ciò.

Alex vide che quella curiosità della moglie diventava sempre più ossessiva, il suo desiderio di giustizia rivolto ad individuare e, in qualche modo, punire i responsabili di una azione così disumana verso un essere indifeso, erano senz’altro giusti e condivisibili, ma loro non potevano prendere nessuna iniziativa in proposito. Purtroppo, al giorno d’oggi, non esiste ancora nessuna legge che protegga i cani o qualsiasi altro tipo di animale dalle azioni delittuose che le persone compiono verso di loro.
Anche se la cosa può sembrare strana, visto il grandissimo numero di animali domestici che popolano le nostre case e allietano le nostre famiglie, purtroppo è proprio così. Inoltre nessuno di noi, in fondo, può dire in modo certo che le proprie idee siano assolutamente giuste ed insindacabili, per cui è più corretto accettare le azioni degli altri, anche se noi le giudichiamo ingiuste. Alla fine della nostra vita ci sarà sicuramente qualcuno più in alto di noi al quale dovremo render conto delle nostre azioni.

Stanco di quelle passeggiate con il naso all’insù per cercare di individuare i vecchi padroni di Molly e dispiaciuto per il dolore che, in questo modo, provocavano alla loro bestiola, prese l’unica decisione possibile che potesse risolvere in modo definitivo quella inspiegabile ed intrigata situazione di disagio: «Dobbiamo evitare di passare da questa strada con il cane!» disse alla moglie in modo serio e  consapevole. «Non possiamo essere noi i giustizieri dell’umanità».  

lunedì 7 dicembre 2015

Paolo Arigotti alla manifestazione “Più libri, più liberi” 2015

Paolo Arigotti è un giovane che ha studiato molto e, fra le sue tante professioni, sta provando anche quella dello “Scrittore”.

Il suo libro “Un triangolo rosa”, si riferisce al simbolo di stoffa che dovevano indossare gli internati per omosessualità nei campi di concentramento nazisti. Un argomento duro da affrontare e da raccontare. Eppure nel suo libro, così come nella manifestazione “Più libri, più liberi”, lui lo ha fatto con professionalità e delicatezza.

Gli era a fianco il Prof. Francesco Gnerre, insigne studioso, che ha pubblicato numerosi saggi su “Il personaggio omosessuale nella narrativa italiana contemporanea”. Un “consulente” di grande riguardo che, nella presentazione, ha sottolineato alcuni dei temi affrontati nel libro.

Primo fra tutti l’Ipocrisia della Chiesa nei confronti dell’omosessualità. Nel libro un Cardinale dimostra benevolenza verso questa categoria di persone, purché “con discrezione”!. Ovvero: “Puoi esserlo, purché nessuno lo sappia, almeno ufficialmente.”

L’Ipocrisia (che io scrivo sempre con la I maiuscola) è il tema dominante del Verismo Interattivo, il nuovo genere letterario che consiste nell’inserire, nel testo dei romanzi, degli argomenti di carattere sociale che poi possono essere discussi e approfonditi in appositi “Forum”, come ad esempio http://www.alfiogiuffrida.com/Forum.aspx  dove l’Ipocrisia ed altri problematiche simili sono ampiamente trattate. Il sito vuole essere un punto di incontro tra lettori ed autori.

Il libro “Un triangolo rosa” parla anche della condizione in cui erano costretti a “sopravvivere” gli internati nei campi di concentramento nazisti.

Un altro argomento che ci accomuna e che io ho affrontato nel libro “La danza dello Sciamano” in cui un professore ebreo ed uno sciamano siberiano sono entrambi prigionieri ad Auschwitz. Nel mio libro ho narrato, pur con discrezione per non sconvolgere il lettore, fatti terribili, che mi sono stati personalmente raccontati da mio padre, il quale ha passato due anni come prigioniero di guerra nello stammlager di Stegelitz, vicino Berlino.

Chi vuole approfondire l’argomento può scrivere un commento nella discussione “LIBRI - La danza dello Sciamano. Ovvero: Il conflitto tra i popoli”, presente nel forum già menzionato.

Sullo stesso sito  http://www.alfiogiuffrida.com/  , nella pagina “Articoli”, si trovano alcuni brani del libro “Un triangolo rosa”.